Può la (questa) scienza fare pace con la natura?

Angelo Baracca

E il gran risucchio d’aria che s’è levato da tutto questo, non rispetta neppure le vesti trapunte d’oro dei principi e dei prelati; e mette in mostra gambe grasse e gambe magre, gambe uguali alle nostre, insomma. È risultato che i cieli sono vuoti: e a questa constatazione è scoppiata una gran risata d’allegria.
[Bertold Brecht, Vita di Galileo]

C’era una volta la contestazione della “neutralità” della Scienza! Sembra passata un’era, invece erano solo gli anni Settanta del secolo scorso. E dire che proprio ora imperversano le ricerche e le controversie scientifiche sulla pandemia del Covid-19.

È importante riparlarne oggi, mentre milioni di giovani si mobilitano per l’aggravarsi dell’emergenza climatica rifacendosi pesantemente alle conferme inoppugnabili della Scienza: sacrosanto … ma…!!

E’ FACILE DIRE SCIENZA, MA COSA E’ IN CONCRETO?

Forse una breve premessa non è inutile. La parola “scienza” non è molto antica, ancora nel ‘700 si parlava di “filosofia naturale”; dall’800 la Scienza si è trasformata radicalmente ed è diventata un caposaldo della società capitalistica, acquisendo una valenza di assoluta oggettività, di verità incondizionata. Questo concetto (io uso il termine “ideologia”, come sarà chiaro nel seguito) ha informato l’intero processo del capitalismo, ammantandolo di oggettività, necessità che non conosce alternative e non ammette opposizioni, processo intrinsecamente progressivo (per questo scrivo “Scienza” con la maiuscola).

Ma una prima domanda istruttiva, quanto insolita, è: la Scienza è davvero “la” forma superiore di conoscenza, unica perché il suo metodo sperimentale quantitativo le consentirebbe di raggiungere risultati oggettivi? A ben vedere tutto il processo di crescita nel mondo vivente è fondato sull’esperienza: come i cuccioli degli animali, il bambino sperimenta ed apprende a non ripetere gli errori, apprende che se fa un movimento sbagliato non ottiene l’effetto desiderato. Abbiamo imparato dall’esperienza a regolarci per tutti gli impegni quotidiani. Sembreranno esempi banali ma io sostengo che la differenza della Scienza sta essenzialmente nella precisione delle osservazioni. Certo non è poco, ma nella nostra euforia per il “progresso” si dimentica che anche la precisione è stata un lungo processo storico1: non era Scienza quella con cui Joule nel 1842-48 dimostrò la fondamentale equivalenza lavoro-calore, presumendo irrealisticamente di apprezzare 1/200 di grado Fahrenheit, e facendo la media fra i valori trovati in esperimenti diversi senza tenere conto degli errori di misura (studiati da Gauss 40 anni più tardi), per cui uno studente del 1o anno di Fisica verrebbe bocciato all’istante? Senza contare che non tutte le Scienze hanno acquisito questo rigore quantitativo; e direi per fortuna, perché la pretesa di ridurre tutto ad aspetti misurabili ha provocato guai non trascurabili: tipico è l’uso e abuso del “quoziente di intelligenza” (QI) come misura oggettiva dell’intelligenza2 (per non palare del “vangelo” del Pil).

Questa Scienza quantitativa è un prodotto storico della società occidentale, nella sua fase di sviluppo capitalistico: altre società hanno rivaleggiato con l’Occidente per contributi scientifici e tecnici – Cina, Paesi arabi, ecc. – ma non hanno avuto bisogno di sviluppare una scienza quantitativa, proprio per la diversa organizzazione sociale e il diverso rapporto con la natura3.

IL PROCESSO SOCIALE DI “PRODUZIONE DELLA SCIENZA”

Gli scienziati sono persone del loro tempo, partecipi dei problemi, dei progetti, della cultura della società in cui operano, e per forza di cose hanno introiettato la logica di chi domina e li impiega, cioé lo sfruttamento della natura e del lavoro umano proprio di tutte le manifestazioni della società capitalistica. Non si tratta di un’opzione cosciente, ma del sostrato di un’impostazione che si tramanda e si inculca con la tradizione che si è consolidata alle spalle di ciascun scienziato.

Secondo l’ideologia dominante la Scienza indaga i segreti della Natura, ma nella realtà il suo scopo è conoscerla per trasformarla per fini pratici (in larga misura economici, fuor di metafora, per il profitto) e sfruttarla: per questo rimane secondaria qualsiasi preoccupazione per gli equilibri, i cicli e i ritmi naturali, così lontani da quelli frenetici e voraci della nostra società.

Per essere chiaro, non sono interessato a discussioni filosofiche (peraltro legittime e interessanti) su cosa sia la Natura; mi interessa il processo sociale di produzione della Scienza negli specifici contesti storici, diciamo pure – con franchezza – per fini politici. E mi rifaccio al materialsmo storico di Marx, che da decenni applico all’interpretazione dell’attività scientifica4 (un inciso che giudico degno di nota: nel 2018 si celebrò il duecentesimo anniversario della nascita di Marx, ci fu una caterva di convegni ma nessuno riguardò il tema della scienza, ergo il marxismo non ha nulla a che fare con la scienza!).

Molto schematicamente, la Scienza non è un’attività meramente conoscitiva che indaga una Natura a sé stante, sempre la stessa e immutabile: piuttosto l’Uomo sociale si rapporta ai fenomeni naturali con modalità molto diverse nei diversi contesti storici e sociali, i quali pongono finalità diverse, che richiedono via via approcci scientifici nuovi (un chiarissimo esempio lo si può cogliere nell’articolo di Rosella Franconi pubblicato in questo stesso numero della rivista).

Non vi è dubbio che la Scienza abbia una base sperimentale, ma la Natura alla quale gli scienziati si rifanno, le finalità con le quali lo fanno, i canoni con cui la interpretano, i paradigmi che adottano, mutano profondamente con il mutare delle condizioni economico-sociali, nonché culturali, ed è attraverso queste “lenti” che essi indagano e interpretano i processi naturali. A mio avviso non serve a molto, per l’interpretazione dei cambiamenti dei paradigmi scientifici, sostenere che Aristotele, Galileo o Einstein si riferiscono a una medesima “natura”, quando concretamente la “vedono” in modi radicalmente diversi e anche incompatibili, consoni a contesti sociali che hanno mutato radicalmente le mentalità e i rapporti di classe, e proprio questo ha consentito loro di elaborare concetti radicalmente innovativi.

UN ASPETTO SIGNIFICATIVO: SCIENZA E GUERRA

È ovviamente impossibile entrare in aspetti specifici. Ritengo significativo, anche in relazione a temi trattati qui da altri autori, soffermarmi sul tema Scienza e Guerra.

Parto da uno spunto. Il movimento dei giovani per la difesa del clima, che insiste che “la maggioranza degli scienziati ha riconosciuto il ruolo umano nella manomissione del clima”, ha trascurato un aspetto fondamentale. Si valuta che grosso modo metà della comunità scientifica lavori direttamente o indirettamente per mettere a punto strumenti di morte e distruzione dell’ambiente: allora quella maggioranza si riduce al più a una metà (ma molti scienziati si occupano di problemi diversi). La sostanza comunque è che questo movimento dei giovani omette gli effetti delle guerre e delle attività militari sull’ambiente e sul clima5.

Sul nesso tra Scienza e Guerra sarebbe molto pertinente il ruolo degli scienziati nel Progetto Manhattan per realizzare la bomba atomica (un progetto interamente maschile, se c’è stata qualche donna fra le migliaia di scienziati e tecnici, non risulta che abbia avuto un ruolo a livello decisionale). Ma su questo ci sono fiumi di libri6, per cui mi dilungo su un altro aspetto, vicino fra l’altro al tema della presente pandemia.

Non intendo assolutamente entrare nella questine se il coronavirus Sars-Cov-2 possa essere uscito da un bio-laboratorio: ma rimane la questione se l’esasperazione della manipolazione sempre più profonda del materiale genetico, anche per scopi “civili”, possa innescare trasformazioni che nessuno potrebbe essere in grado di controllare.

Gli sviluppi estremi delle biotecnologie rappresentano in modo emblematico la mercificazione di aspetti fondamentali della Natura, dove il confine fra utilizzazioni per (presunti) scopi civili e implicazioni pericolose (o militari) sfuma. Mi dilungo solo su qualche citazione di esperti che mi sembra emblematica, senza bisogno di tanti commenti:

Il vero pericolo oggi è che una guerra biologica globale deflagri senza che si riesca a impedirla, piuttosto che per la deliberata volontà di qualcuno. … [E’ impossibile] distinguere tra usi difensivi e offensivi delle ricerche sui microrganismi e, almeno a partire dagli anni ’80, con gli enormi interessi economici collegati al nuovo settore delle biotecnologie genetiche.7

In altre parole, sono proprio gli avanzamenti tecnico-scientifici di per sé, con la logica dello sfrenato sfruttamento della Natura, che implicano i rischi incontrollabili di guerra batteriologica. La grande “biotecnologa pentita” malese Mae Wan Ho (1941-2016) ha denunciato strenuamente.8

la pericolosità di simili manipolazioni, oggi di routine in migliaia di laboratori, in grado di creare in pochi minuti milioni di particelle virali mai esistite nei quattro miliardi di anni di evoluzione che ci hanno preceduto e in grado di ‘saltare’ da un ospite all’altro. […] sul banco degli imputati è l’ingegneria genetica in quanto ‘tecnologia finalizzata a trasferire orizzontalmente i geni tra specie non destinate a incrociarsi tra loro’. Il che equivale a dire che i pericoli per l’intera biosfera non derivano da un cattivo uso del biotech, e cioè dal bioterrorismo e dalle guerre biologiche, ma da una tecnologia che infrange deliberatamente le barriere specie-specifiche che la Natura ha costruito a difesa delle singole specie viventi. [corsivo mio]

[…] se ciò che rende più invasive e pericolose di tutte le altre le armi biologiche, e in particolare i virus geneticamente modificati, è il loro essere semplici frammenti di codice genetico circolanti e, quindi, la loro capacità di parassitare gli esseri viventi, di competere con essi e, in taluni casi, di inserirsi nel loro genoma modificandolo, è evidente che l’inquinamento genetico del pianeta, da parte di centinaia di varietà di organismi geneticamente modificati (Ogm) è già in atto da anni e rappresenta una vera guerra non dichiarata all’intera biosfera. Un pericolo immenso, forse il maggiore pericolo mai corso dall’umanità e del tutto non prevedibile, almeno in tempi brevi.


Angelo Baracca è professore a riposo di Fisica e Storia delle Fisica all’Università da Firenze; è impegnato dai primi anni Settanta come ecopacifista, sui problemi ambientali e contro le guerre, e per il disarmo nucleare. Dai primi anni Ottanta si è battuto contro i programmi nucleari civili per la produzione di energia elettrica. Ha lavorato e lavora sulla critica e sulla storia della scienza.

1 Alexandre Koyré, Dal mondo del pressapoco all’universo della precisione, Einaudi, 1957.

2 P. es. , La storia controversa dei test del QI, Focus, https://www.focus.it/comportamento/psicologia/la-storia-controversa-dei-test-del-qi.

3 J. Needham, Scienza e Società in Cina, Il Mulino, 1969.

4 A. Baracca, Attualità di Marx. Che cosa possiamo dire di nuovo sulla Scienza dal punto di vista del materialismo storico? Marxismo Oggi, 05.09.2018, https://www.marxismo-oggi.it/saggi-e-contributi/saggi/278-attualita-di-marx-che-cosa-possiamo-dire-di-nuovo-sulla-scienza-dal-punto-di-vista-del-materialismo-storico. I primi due libri che inaugurarono nel 1976 questa posizione furono: M. Cini et. al., L’Ape e l’Architetto. Paradigmi scientifici e materialismo storico, 2a ed., Franco Angeli, 2011; A. Baracca e A. Rossi, Marxismo e Scienze Naturali. Per una storia integrale delle scienze, De Donato, 1976.

5 A. Baracca, Capitalismo, razzismo, guerre e devastazione dell’ambiente, in Effimera, 28.07.2020, http://effimera.org/capitalismo-razzismo-guerra-e-devastazione-dellambiente-di-angelo-baracca/.

6 Cfr. il mio A Volte Ritornano. Il Nucleare (Jaca Book, 2005), che contiene una sintesi storico-critica.

7 S. Wright, Biological Warfare and Disarmament: New Problems/New Perspectives (Rowman & Littlefield, 2002).

8 Mae Wan Ho: “Bioterrorism and SARS”, Institute of Science in Society, 16 aprile 2003, http://www.kurzweilai.net/articles/art0561.html?printable=1.

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