Su la testa!

Haidi Gaggio Giuliani

Come è bello il titolo di questa rivista, della nostra rivista, di noi comunisti e comuniste, orfani di un quotidiano. Su la testa! incitava don Gallo dal piccolo palco di piazza Alimonda, sventolando la bandiera della pace. Mi manca, il vecchio prete. La sua era l’unica voce che si levava in difesa degli ultimi, per protestare contro i soprusi. Dopo di lui, in questa città è sceso il silenzio, se si escludono la presenza di un’Assemblea Antifascista, presa di mira dalle forze di Polizia, e dei portuali che vigilano sui carichi delle navi.

Mi manca, il vecchio partigiano. Genova, città medaglia d’oro della Resistenza, che si è liberata da sola dai nazifascisti prima dell’arrivo degli Alleati; Genova, che nel ’60 è scesa in piazza per impedire il congresso dei missini, oggi ha un Presidente di Regione e un Sindaco entrambi di destra.

Un Sindaco che recentemente, in vista del ventennale del G8 del 2001, ha negato il patrocinio e gli spazi istituzionali alle nostre associazioni. “Il Comune non può concedere spazi istituzionali alle associazioni politiche”, ha dichiarato. Può una associazione, in quanto tale, non essere politica? Cioè non avere carattere pubblico, non essere connessa con i motivi o le vicende della vita pubblica, riguardare la comunità nella sua vita?

Il Sindaco ha valutato ancora una volta “buoni” e “cattivi”. Il Comitato Piazza Carlo Giuliani (piazzacarlogiuliani.it), naturalmente, è cattivissimo.

È invecchiata, Genova, in tutti i sensi: non solo perché, statistiche alla mano, risulta essere una delle città più vecchie d’Europa, dove, tra caruggi e moli, si aggira una popolazione mediamente anziana, molto più della media del continente. Soprattutto perché non riesce a offrire opportunità ai giovani che, infatti, continuano a emigrare.

Fortunatamente, a ringiovanirci un po’ ci sono i migranti.

Il miracolo si ripete

Della Rete genovese che ha organizzando le giornate di luglio 2021 fanno parte, oltre ad Amnesty, che ha dato il via al progetto, una trentina di piccole o piccolissime realtà, eredi di quel vasto movimento che vent’anni fa ha portato nella nostra città persone giovani e meno giovani da tutto il Paese e da tante parti del mondo.

Scorrendo l’elenco, come allora troviamo comunità religiose e laiche, associazioni ambientaliste, gruppi per la scuola, comitati… È il miracolo che si ripete: siamo molto diversi tra noi, eppure ci unisce la comune volontà di ribadire che “un altro mondo è possibile e necessario”.

Oltre alla Rete genovese, si sta mobilitando, a livello nazionale, La società della cura, che raccoglie oltre un migliaio di gruppi, associazioni, reti sociali, attivisti e attiviste.

L’obiettivo è quello di affrontare il collasso climatico e l’ingiustizia sociale ripudiando la gerarchia di valori e poteri che governa il mondo, per costruire la società della cura di sé, degli altri, del pianeta.

Si legge nel ManifestoVogliamo una società che metta al centro la vita e la sua dignità, che sappia di essere interdipendente con la natura, che costruisca sul valore d’uso le sue produzioni, sul mutualismo i suoi scambi, sull’uguaglianza le sue relazioni, sulla partecipazione le sue decisioni.

Per anni ho viaggiato per il Paese, e conosciuto molte di queste realtà: purtroppo resta la difficoltà di metterle assieme e tenerle unite. D’altra parte è stato proprio questo il problema anche nel 2001. Ho letto recentemente un libro di Vaccari, che a un certo punto dice:

“La nostra è stata l’ultima rivoluzione, e siamo riusciti a fallirla in tre giorni proprio per questo, non ci riconoscevamo più tra di noi. Invece che restare uniti, ci siamo dispersi, per sempre… A pensarci con la testa di oggi… credo sia tutto iniziato dopo quei tre giorni, dove, come, perché siamo arrivati a questo oggi d’inferno. Nel 2001 non è iniziato il millennio, è finito il nostro Paese, gli hanno ammazzato il futuro. Per questo abbiamo così paura. Abbiamo già visto cosa sono in grado di fare quando gli tocchi il potere.”

Anche gli abitanti della Val Susa si sono accorti di che cosa sono capaci quando gli tocchi il potere… Ecco, nonostante questo, a [partire da] Luglio ci proveremo ancora una volta.

Oggi che non posso più viaggiare, ascolto la radio: in particolare, al mattino, la lettura sul terzo programma RAI delle prime pagine dei quotidiani, e le telefonate degli ascoltatori e delle ascoltatrici. Da questi ricavo l’impressione che tutto il paese si sia spostato più a destra: certi commenti vagamente razzisti non suscitano l’indignazione che dovrebbero!

Per fortuna ci sono giovani e giovanissimi che si stanno interessando al cambiamento climatico e alle cause che lo provocano: penso che questo sia il problema più grave e che sia molto sottovalutato, soprattutto da chi dovrebbe avere la responsabilità delle scelte politiche ed economiche.

Mentre si chiacchiera di “svolta verde” si continuano a privilegiare gli interessi del grande capitale che vede il verde come il fumo negli occhi! Insomma, è necessario continuare a lottare, perciò… Su la testa!

Foto del 10 agosto 2017, dalla pagina Facebook di Maurizio Acerbo

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